Il Premio Mondini a Gigi Arrigoni. «Agli allenatori dico: crediamo sempre nei nostri ragazzi»

Luigi Arrigoni, Valentina Rodini e Federica Cesarini. Foto Canottaggio.org

Il Premio “Azelio Mondini” 2021 va a Luigi Arrigoni, direttore tecnico della Canottieri Bissolati, collaboratore della Nazionale olimpica femminile e socio onorario dell’ANAC. Il riconoscimento – che sarà consegnato il 26 novembre con una cerimonia ufficiale a Roma insieme a quello di “Tecnico dell’anno” vinto da Valter Molea – viene assegnato ogni anno all’allenatore che si è distinto per le qualità morali e la dedizione all’insegnamento del canottaggio. Il premio, istituito nel 2009, ricorda Azelio Mondini, tecnico della Canottieri Mincio, fondatore, nel 1971, dell’ANAC, l’Associazione Nazionale Allenatori di Canottaggio, di cui è stato presidente per 25 anni, e storico allenatore della Canottieri Mincio.

«Non bisogna demoralizzarsi mai, la vita è fatta di gioie e dolori e c’è sempre da imparare»

«Quando il presidente Abbagnale mi ha chiamato per comunicarmi la notizia mi ha quasi commosso. È un premio che qualsiasi allenatore vorrebbe avere», spiega Arrigoni ad anacrowing. «Per me, Azelio Mondini è stato un papà perché sono cresciuto con lui quando ero un atleta. Voglio dedicarlo agli allenatori italiani: tutti possono arrivare a certi livelli, l’importante è crederci. Da 46 anni alleno alla Canottieri Bissolati e dal 1996 alleno in Nazionale: ho cominciato con gli Junior, poi sono passato agli olimpici», racconta Gigi, che ai colleghi lancia un messaggio: «Credete in quello che fate e non fermatevi mai: la vita è piena di gioie e dolori. In ogni situazione c’è da imparare. Le cose brutte buttiamole alle spalle, gioiamo per vittorie, per aver fatto crescere i ragazzi e non demoralizziamoci mai».

Ha sfornato campioni come Valentina Rodini, Giacomo Gentili e Nicola Sartori

Parole concrete. Lo dimostrano i risultati ottenuti nella sua lunga carriera con atleti della Bissolati che hanno fatto la storia con la maglia azzurra: su tutti, Valentina Rodini, oro olimpico a Tokyo 2020 con Federica Cesarini, Giacomo Gentili, capovoga del quattro di coppia azzurro quinto ai Giochi, e Nicola Sartori, bronzo olimpico a Sidney 2000 in doppio pesante con Giovanni Calabrese. Ma qual è il segreto per crescere un campione? «Bisogna portare avanti gli atleti sin da ragazzini e non esaltarli. L’allenatore ci deve credere sempre, deve spronare i ragazzi, se non è inutile. E poi ci vuole autorità, a partire da una certà età, cioè quando i ragazzi hanno 14, 15 anni: del resto, loro è questo che vogliono e di cui hanno bisogno», continua Arrigoni.

Rodini: «Per sentirmi dire “brava” da Gigi, ho dovuto vincere le OIimpiadi»

Chi ne sa qualcosa è la Rodini che ad anacrowing racconta: «Per sentirmi dire “brava” da lui, ho dovuto vincere l’oro olimpico. Con me è cattivissimo, pretende molto ma che crede in quello che fai, ti pone obiettivi alti, duri, che sembrano impossibili. Io mi lamento, dico che non ce la faccio, ma lui punta sul moto d’orgoglio dell’atleta che ha di fronte. Finché poi, effettivamente, non ci si riesce». Parole che rafforzano le convinzioni di Gigi, il cui sogno, per il futuro, è sempre lo stesso: «Vorrei continuare a sfornare ancora qualche campioncino»·

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