Approccio alla gara, il metodo di Elia Luini per battere gli avversari: «La testa è tutto, servono riposo, cura dei dettagli e lucidità»

Terza tappa del viaggio nella psicologia del canottiere, tema affrontato da Luisa Cioce, ex atleta torinese, che lo scorso ottobre è diventata allenatrice di 1° livello con una tesina dedicata a questo argomento. Nella prima pubblicazione abbiamo parlato dei tratti psicologici del canottiere, mentre nella seconda ci siamo occupati della crisi in gara e di come si affronta. In questo terzo capitolo parliamo di gestione dello stress pre gara e di approccio alla gara, un tema fondamentale che la Cioce affronta analizzando il “metodo” di Elia Luini, argento olimpico a Sydney 2000 in doppio pesi leggeri insieme a Leonardo Pettinari.

Elia Luini: «Non ho mai sofferto d’ansia prima di una gara: la fase prima di una competizione non mi faceva perdere punti nella prestazione ma li incrementava, ruiscivo a rendere il 110% rispetto all’allenamento: era una fortuna, una mia caratteristica innata, tanto che molti compagni di squadra non la gestivano cosi».

La testa è il motore di tutto. Prima di una gara bisogna riposare e nulla va lasciato al caso

«Gestire l’emozione prima di una gara è essenziale, la testa è il motore di tutto, la testa ti dice di andare avanti, la consapevolezza del tuo valore ti può tranquillizzare, rasserenare se fai allenamenti costanti e conosci i tuoi crono. Ero fiducioso nelle mie capacità e vivevo una sorta di pace dei sensi durante la settimana di una gara importante. La ricordo come una sensazione unica: ero tranquillo, pacifico, facevo le cose in modo ragionato, riuscivo a dormire, e sapevo che la cosa migliore era riposare. Nella preparazione ero molto preciso, non lasciavo nullla al caso».

Imprevisti e difficoltà vanno affrontati con lucidità

Quando si verificava un imprevisto prima o durante una gara, come per esempio la variazione di corsia all’ultimo minuto o la variazione delle condizioni meteo, analizzavo quello che succedava e cambiavo strategia con lucidità. In un certo senso, certi imprevisti mi caricavano, vivevo bene le difficoltà perché pensavo che molta gente viveva male quegli stessi momenti e questo avrebbe potuto fare la differenza, portandomi in vantaggio fin da subito con l’approccio mentale corretto. Non è un caso che il telecronista della Rai, Giampiero Galeazzi, definiva Elia Luini “l’uomo di ghiaccio”».

Lo “stato di flusso” di un atleta nel momento del massimo sforzo

Durante la settimana della gara, Elia riusciva a vivere “la pace dei sensi”, come la definisce lui. Si può ipotizzare che lui riuscisse entrare nella sua “zona di flusso”. Lo stato di flusso è un concetto introdotto da Mihaly Csikszentmihalyi, psicologo ungherese, capo del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Chicago, il quale lo definì così: ”Contrariamente a quello che abitualmente crediamo, i momenti migliori delle nostre vite non
sono passivi, ricettivi, rilassanti. I momenti migliori, di norma, occorrono quando il corpo e la mente di una
persona sono portati al proprio limite in uno sforzo volontario
per realizzare qualcosa di difficile e
meritevole“».

Entrare in “zona” vuol dire gestire al meglio le emozioni durante la gara

Gli atleti conoscono questo stato di grazia come “the zone”, la zona: là dove l’eccellenza non
richiede sforzo e la folla e gli avversari spariscono in uno stato di beato e costante assorbimento nell’attimo
presente. Riuscire a entrare nella zona di flusso è la massima espressione dell’intelligenza emotiva.
L’intelligenza emotiva studiata dallo psicologo statunitense Daniel Goleman è definita dallo stesso un
particolare tipo di intelligenza legato all’uso corretto delle emozioni. Secondo Goleman, sviluppare questo
tipo di intelligenza può costituire un fattore determinante nel raggiungimento dei propri successi personali e
professionali».

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