Il 23 maggio 1992 la mafia uccide Giovanni Falcone (la moglie e tre poliziotti), magistrato e canottiere. La sorella: «Lui cercava sempre di migliorarsi»

Il giudice Giovanni Falcone durante il primo convegno nazionale ''Movimento per la Giustizia '' a Roma il 4 novembre 1988. ANSA / M11581

Il 23 maggio 1992, Cosa Nostra uccide Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini della scorta, a Capaci, vicino Palermo. Ventinove anni dopo, l’ANAC vuole ricordare il giudice – e le altre vittime – non solo per il suo e il loro esempio civile, ma anche perché Giovanni fu un canottiere della SC Palermo e del CC Roggero di Lauria.

La sorella Maria, nel libro Giovanni Falcone – Un eroe solo (Rizzoli) ha ripercorso gli anni in cui il fratello si allenava, tutti i giorni. Cosi scrive Maria Falcone: «Il suo compagno di doppio mi confido che, ogni volta che perdevano una gara, Giovanni si domandava: “Che cosa abbiamo sbagliato? Che cosa avremmo dovuto fare per evitare l’errore?”. Questo era un tratto caratterizzante di mio fratello: cercava sempre di migliorarsi. Se voleva raggiungere uno scopo, era per lui cruciale scegliere il metodo giusto e impegnarsi al massimo. Come nel canottaggio, cosi nella vita, e nel suo lavoro». Ciao Giovanni.

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