Idoneità sportiva per atleti guariti dal Covid-19: nuovo certificato medico agonistico obbligatorio. Ecco cosa fare

Un atleta durante la visita medico sportiva.

Ci si può allenare dopo aver avuto il Covid-19? Sì, ma con prudenza e dopo un’accurata visita medica, necessaria per verificare la totale guarigione e per ottenere il certificato di idoneità agonistica o non agonistica (che potrà essere rilasciato solo dopo almeno 30 giorni dalla negativizzazione del tampone) come previsto dal protocollo federale anti Covid. Dunque, gli atleti che questo fine settimana sono impegnati nei Meeting nazionali (come del resto già previsto per le gare precedenti) dovranno essere in regola con la documentazione.

Nel protocollo ministeriale sono indicate le visite mediche da fare

Quello che potrebbe sembrare uno scrupolo eccessivo è, in realtà, una posizione fondata, che si basa sugli studi scientifici fatti sulle conseguenze che – in alcuni casi – il Covid lascia nell’organismo del paziente guarito. Per questo, il 13 gennaio 2021, il Ministero della Salute – col suppporto della Federazione Medico Sportiva Italiana – ha pubblicato il nuovo protocollo ministeriale rivolto agli atleti che sono stati contagiati da Covid-19 anche in maniera asintomatica o paucisintomatica o per i quali è stata diagnosticata una infezione da Sars-Cov-2. Nel documento sono indicati gli esami medici da fare in base alla gravità della malattia: una volta ottenuto l’esito, viene rilasciata all’atleta una certificazione idonea alla ripresa dell’attività agonistica o l’indicazione a effettuare ulteriori accertamenti.

Il Covid-19 può lasciare segni sulle persone guarite: ecco quali

Dunque, perché tanta attenzione verso lo stato di salute di chi apparentemente è guarito dal Covid? Come dicevamo, la risposta arriva dai numerosi studi scientifici italiani e stranieri che hanno evidenziato come questa malattia possa intaccare uno o più organi del corpo umano, lasciando – in alcuni casi – strascichi più o meno gravi e per un periodo variabile. Secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal e condotto sulla popolazione britannica, un malato ogni dieci presenta disturbi anche a distanza di tre mesi dalla fine della fase acuta. Uno studio del King’s college di Londra, fatto su quattro milioni di persone, ha mostrato che sessantamila di loro hanno riportato alcuni disturbi per più di tre mesi dopo la fine della fase acuta. Per questo si stima che nel mondo ci potrebbero essere quasi quattro milioni di persone in queste condizioni. Sempre secondo lo studio britannico, ecco le conseguenze più frequenti su chi ha avuto il covid.

  • stanchezza cronica
  • senso di costrizione toracica
  • stati di confusione mentale
  • problemi gastrointestinali
  • dolori articolari
  • mal di testa e vertigini
  • insonnia
  • problemi cardiaci e diabetologici
  • danni ai polmoni, al cuore e ad altri organi interni

Giovanni Rezza: “Vanno esaminati gli atleti che hanno avuto il Covid e quelli senza diagnosi certa”

Per queste ragioni, nella premessa del nuovo protocollo ministeriale emanato il 13 gennaio, Giovani Rezza, Direttore Generale del Ministero della Salute, dice che “nella valutazione di atleti Covid-19 positivi guariti, è necessario porre particolare attenzione agli apparati il cui coinvolgimento è più frequente e potenzialmente rischioso per i possibili esiti a lungo termine”. Come? “Attraverso la raccolta dell’anamnesi e l’esecuzione di un esame obiettivo accurato alla ricerca di segni e/o sintomi che possano essere indicativi di un possibile coinvolgimento di specifici organi e/o apparati”, continua Rezza. “Un’ulteriore attenzione va prestata ad atleti che, pur non avendo ricevuto una diagnosi certa di infezione da Sars-COV-2 mediante test molecolare, abbiano tuttavia sviluppato una sintomatologia suggestiva in un periodo compatibile con la circolazione del virus”.

1 Commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*