Mondelli, il ricordo di Rocco Pecoraro, il suo coach in Fiamme Gialle: «Pippo vedeva il sole anche nelle giornate di pioggia»

Filippo Mondelli (a sinistra) e Rocco Pecoraro.

«Pippo era una persona semplice, di poche parole e tanti fatti». Rocco Pecoraro parla a fatica. Il direttore tecnico delle Fiamme Gialle – tra i membri storici dell’ANAC, dove oggi è tra i probiviri – conosceva bene Filippo Mondelli, per tutti Pippo, l’atleta azzurro, due volte campione del mondo ed europeo, scomparso giovedì scorso dopo una battaglia lunga quindici mesi contro un osteosarcoma maligno. «Pippo è entrato nella Guardia di Finanza nel maggio del 2018, anche se la prima volta che l’ho allenato è stata in raduno, nel 2012», ricorda Pecoraro. «Filippo veniva dalla Canottieri Moltrasio, dove con Alberto Tabacco ha fatto un percorso di crescita che lo ha portato a diventare un grande atleta».

Rocco, quale segno lascia Filippo nelle Fiamme Gialle?
«A ogni atleta delle Fiamme Gialle ho detto solo una cosa: “Mettiamo in atto l’insegnamento di Filippo. Lui ci ha insegnato a vedere le cose sempre in maniera positiva e lo ha fatto con il suo comportamento e non con le parole».

Raccontaci l’atleta che è stato.
«Pippo non ha avuto la classica carriera sportiva da atleta talentuoso. Era molto forte, ma ha dovuto lavorare sodo per raggiungere le velocità da canottiere di altissimo livello. Questo l’ha fatto anche quando tanti non credevano in lui. Ed è così che è diventato un grande: aveva la capacità di guardare sempre il bicchiere mezzo pieno, di guardare la vita sempre in modo positivo».

Come manifestava questo suo modo di essere?
«Ricordo quando gli facevo notare alcuni difetti tecnici: lui ascoltava, ma alla fine chiedeva sempre se avesse fatto bene un’altra cosa. Come per dire: “Il difetto ce l’ho, ma voglio essere sicuro di aver fatto altre cose buone… In questo era stupendo e capitava tutte le volte».

Ci fai un esempio?
«Gli dicevo: “Filippo, guarda che non stai in tiro con le braccia”. Quando finivo di parlare, lui diceva: “Le gambe spingono bene, però, vero?” E lì ti spiazzava. Ma lui era così: sempre positivo, guardava sempre la cosa giusta, piuttosto che quello che non andava. Anche la malattia l’ha affrontata in questa maniera. Solo una volta gli ho sentito dire: “Perché a me?”.

Dentro di te, quale immagine resta di lui?
«Resta l’immagine di una persona che vedeva il sole anche nelle giornate di pioggia. Un grande, un atleta, un uomo che, anche se molto giovane, rimarrà un punto di riferimento che ci deve far capire come nella vita non si molla mai. Mi mancherà».

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*