Sara Bertolasi: “Lascio il canottaggio, ho un nuovo viaggio da fare”

Al centro, Sara Bertolasi. In alto a sinistra, la Bertolasi con Alessandra Patelli; in basso, con Claudia Wurzel. A destra, con loro in gara. Foto di Mimmo Perna.

Umile, tenace, grintosa. Sara Bertolasi è l’atleta che ogni tecnico vorrebbe allenare. Con la maglia azzurra ha fatto la storia del canottaggio italiano, portando il due senza ai Giochi olimpici per ben due volte, prima con Claudia Wurzel, a Londra 2012, dov’è arrivata decima, e poi a Rio 2016, con Alessandra Patelli, dov’è arrivata undicesima. L’ultimo acuto, nel 2018, quando con la Patelli ha conquistato il quarto posto ai Mondiali e il terzo agli Europei. Ma come ogni favola, anche quella di Sara Bertolasi è arrivata al termine: alla vigilia del Memorial d’Aloja, dov’era stata convocata, l’atleta azzurra – oggi Consigliere federale in quota atleti – si è ritirata dall’attività agonistica e lo ha fatto con una lettera rivolta al canottaggio italiano, che noi ripubblichiamo.

Cari tutti,

nella vita ci sono giornate che ricordi per sempre. Oggi, 15 aprile, per me sarà una di queste. Ho deciso di scrivere qualche riga per condividere in prima persona una decisione profonda, maturata durante questi ultimi mesi. Mesi di blocco forzato, attraversati da una pandemia mondiale che ha portato al rinvio dei Giochi Olimpici di Tokyo.

Io, nella mia Varese, ho avuto la possibilità di recuperare da un brutto infortunio e soprattutto di pensare. Pensare alla vita, al mio futuro. L’Olimpiade, la mia terza, dopo avermi accarezzato si è nuovamente allontanata e un anno nello sport spesso è un abisso. Per un canottiere sono almeno 600 sessioni di allenamento, che purtroppo a causa di un grave infortunio non ho potuto affrontare nel modo migliore per onorare l’Italia. Nel canottaggio non sono stata un talento, quello che ho fatto l’ho costruito con allenamenti intensi e costanti che oggi il mio corpo fatica a sopportare e, di conseguenza, ad assimilare.

Quando ho lasciato il ciclismo l’ho fatto perché sognavo i Giochi Olimpici. Nel 2011 a Bled in Slovenia, quando ancora non c’era la parità di sesso e quindi solo otto imbarcazioni accedevano ai Giochi, ho realizzato il mio sogno: la qualificazione per Londra 2012, la prima volta nella storia del canottaggio femminile italiano in due senza. Dalla prima alla seconda altri quattro anni, con un cambio di equipaggio, poi Rio 2016 sempre con la Canottieri Lario. Dopo l’esperienza brasiliana decisi di appendere i remi al chiodo, il fuoco però si riaccese grazie alla Canottieri Milano e da lì il ritorno nel 2018 con l’argento in Coppa del Mondo, il bronzo agli Europei e il quarto posto ai Mondiali Assoluti. Una stagione incredibile. Tra i ricordi più belli però restano le vittorie internazionali sul mio Lago di Varese, dove tutto è iniziato tra le fila della Canottieri Varese e, soprattutto, le tante persone che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere grazie al mio percorso sportivo.

Oggi, dopo una profonda rielaborazione e con la certezza di avere fatto il possibile per superare l’infortunio, ho deciso che la mia terza Olimpiade non potrà far parte della mia carriera. La vita da atleta richiede su tutto un costante impegno fisico e mentale, se uno di questi due fattori vacilla non riesci più ad esprimerti. Dell’atleta però mi porto la tenacia, la caparbietà e la lealtà, che ormai fanno parte del mio essere. Valori che cercherò di trasmettere soprattutto ai più giovani, nel mio nuovo viaggio da Consigliere nazionale della Federazione Italiana Canottaggio e non solo.

Chiudo, allegandovi una delle foto alle quali sono più affezionata e ringraziando di cuore  tutti coloro che mi sono stati vicini, condividendo con me non solo i momenti euforici di questi tredici meravigliosi anni olimpici”

Sara Bertolasi

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